La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


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Il fronte orientale

   Dopo un periodo di calma apparente anche ad Est la situazione si inasprì con altrettanta crudezza. A seguito di alcune scaramucce tra Austria e Serbia, gli Imperi centrali si schierarono massicci contro i russi. Il comando dell’esercito tedesco venne assegnato al quasi settantenne maresciallo Paul von Hindenburg e al vincitore di Liegi Erich Ludendorff. I due iniziarono l’avanzata con una tattica di annientamento con la quale provocano grosse perdite ai russi, soprattutto nella prima battaglia dei Laghi Masuri (6/14 settembre).
   Con il passare del tempo anche sul fronte orientale le linee si stabilizzarono e alla fine dell’anno anche le truppe zariste iniziarono a combattere in trincea contro i tedeschi e gli austriaci. Numerosi furono i tentativi di combattere in maniera più dinamica, ma per raggiungere tale scopo era necessario un forte appoggio dell’artiglieria, scarsa dappertutto. Non miglior fortuna avvenne con i continui attacchi di fanteria, che provocavano un ingente numero di vittime, permettendo solo di guadagnare pochi metri insignificanti di terra di nessuno. Anch’essi si risolvevano in inutili perdite di uomini. La situazione era aggravata dal freddo invernale, che sfiancava in maniera massiccia i combattenti e riduceva ancora di più la mobilità degli eserciti schierati nel conflitto.
   La situazione era pressoché stabile anche sul fronte francese, dove i tedeschi riuscirono ad avere la meglio a Ypres nell’aprile del 1915 solo grazie all’uso di una nuova arma, rivoluzionaria quanto criminale: il gas asfissiante, battezzato per l’occasione «iprite». La nuova arma comunque non sconvolse la linea di combattimento, portò solo la Germania su un piano di brutalizzazione ancora più elevato, contribuendo alle accuse che la volevano come responsabile del conflitto e fautrice di metodi bellici illeciti e inumani.


La Sublime Porta

   Nel frattempo il Comando Supremo tedesco, per risollevare la condizione orientale delle formazioni austro-ungariche in piena crisi militare, organizzò un energico attacco in maggio per superare i Carpazi, che si risolse con un’avanzata imponente in territorio polacco. La situazione della Russia si rilevò quindi critica e il comando britannico, per toglierla dall’isolamento in cui si trovava, organizzò un piano di rifornimento da Sud partendo dalle proprie basi in Medio Oriente. L’accesso al Mar Nero era però ostruito dagli ottomani, alleati degli Imperi Centrali. Per questo dall’Egitto partì un’ingente flotta per forzare gli Stretti e conquistare Costantinopoli. Battaglione turco - GallipoliL’azione temeraria non trovò il riscontro voluto sul campo: il corpo di spedizione franco-britannico, appoggiato da divisioni australiane, attaccò la penisola di Gallipoli, venendo accolto però da una forte opposizione dei turchi arroccati sulle posizioni costiere ben difese. Questa e altre azioni, portate avanti con superficialità dai comandanti dell’Intesa, vennero tutte fermate dal generale ottomano Mustafà Kemal, detto il Vittorioso. Il governo di Londra, preoccupato dalla sua opinione pubblica sempre più pessimista per i ripetuti insuccessi, tergiversò sul da farsi e continuò a mantenere in piedi il fronte turco senza entusiasmo, sperando di sbloccare le sorti del conflitto in quello scacchiere. La situazione rimase stazionaria così fino alla fine dell’anno, quando venne deciso di ordinare la piena evacuazione dei Dardanelli, quando però ormai risultava troppo tardi: l’Intesa aveva perso più di 150.000 uomini senza ottenerne nessun vantaggio consistente e non riuscendo nel proposito di sollevare la Russia dall’esclusivo peso del fronte orientale.