La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


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La Russia bolscevica

   Il malessere sociale in Russia era spaventoso, l’esercito risultava stanco e demoralizzato, per giunta comandato da ufficiali poco dotati. L’industria non garantiva nemmeno il minimo equipaggiamento bellico, tanto che non tutti i soldati erano in possesso di un fucile. Questi avvenimenti furono la goccia che fece traboccare il vaso dell’insoddisfazione popolare, che era già gravata dalle condizioni sociali ancora legate al metodo feudale e alla scarsità di ogni genere alimentare. La Duma non aveva autorità e il monaco Rasputin fino alla sua morte (dicembre 1916) esercitava un notevole potere sul monarca. A marzo le agitazioni iniziarono a svilupparsi a Pietrogrado, alle quali si unirono anche interi reparti di disertori, che occuparono militarmente la capitale. Le ripercussioni sul fronte furono prevedibili, anche se gli alleati francesi e inglesi, pensando a rivitalizzare le ostilità, speravano che le agitazione potessero al contrario suscitare un impulso per il risollevamento nazionale. In questo stato di cose lo zar abdicò e si susseguirono consigli di soldati, provvisori e poco energici. Intanto tornarono in patria dopo un lungo esilio i capi del socialismo rivoluzionario, i bolscevichi, appoggiati anche dalla diplomazia tedesca, che favorendo l’agitazione sociale in Russia, intendeva così snellire la pressione militare del doppio fronte. Da questo momento si imposero come protagonisti della vita politica russa esponenti come Lenin e Trotsky, che portarono il popolo alla formazione di consigli popolari, i Soviet.
   Il 7 novembre (25 ottobre per il calendario russo) i bolscevichi salirono al potere. Essi si ersero a promotori della fine della guerra imperiale, considerata lo strumento in mano alla borghesia per distruggere la coscienza delle classi proletarie internazionali. Dopo la denuncia di ogni precedente accordo diplomatico segreto, le trattative per la pace si svolsero a Brest-Litovsk. I delegati tedeschi, facendosi forti dell’assoluta volontà dei rappresentanti dei Soviet di ottenere la pace a qualsiasi costo, imposero durissime condizioni. Trotsky, il commissario agli affari esteri, tentennò diplomaticamente, ma i tedeschi sembravano avere la capacità di ottenere le medesime condizioni dettate anche con le armi. Dopo ulteriori ripensamenti l’accordo venne raggiunto: la firma ebbe luogo il 3 marzo 1918, che precedette di poco anche quella rumena, ultimo baluardo dell’Intesa in oriente. La disapprovazione di Londra e Parigi per la defezione russa si fece sentire, ma Lenin si giustificò affermando che la pace era stata rimandata per troppo tempo. Il governo dello zar aveva sacrificato la vita del suo popolo per la causa borghese e in quel periodo il nemico aveva impegnato con decisione le proprie forze a Est, malgrado i russi fossero in ginocchio. Per la rivoluzione proletaria tutti ottimi motivi per ristabilire la pace, anche a costo di pesanti sacrifici territoriali.