Lo sbarco in Normandia


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Orrore sulle spiagge

   Intanto, mentre i combattimenti a terra già avevano avuto inizio, i mezzi navali avanzavano dal mare, protetti dalla nebbia che ne impediva la vista ai tedeschi. Solo alle ore 5:20, quando la foschia si era leg­germente diradata, il maggiore Werner Pluskat dell’artiglieria costiera si accorse con stupore della presenza delle flotta, che avanzava. Venne dato, quindi, l’allarme nettamente in ritardo. La sorpresa era tanta perché i radar non avevano funzionato. Intanto dalle navi iniziava il primo cannoneggiamento per la riduzione delle difese del Vallo. Anche 9.000 aerei alleati furono impegnati in questa impresa, ma la poca visibilità provocò bombardamenti imprecisi. Come risposta, a dare battaglia nei cieli non vi erano che meno di 200 aerei della Luftwaffe, perlopiù con poco carburante. Il grosso della flotta aerea era stata infatti spostata da Göring presso Calais, luogo ancora ritenuto più probabile per uno sbarco.
Lo sbarco sulla costa   Le truppe alleate passarono quindi dalle navi ai trasporti, che con non poche difficoltà raggiunsero la riva. Il mare era agitato, i tiri dell’artiglieria vicini, le mine disposte dappertutto, sia nei fondali marini sia sulla battigia, sia sulla spiaggia vera e propria.
   La costa normanna, lunga quasi 40 km era stata divisa dal comando alleato in cinque spiagge da Ovest a Est: Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword. Le prime due erano di competenza degli Stati Uniti, le altre erano affidate ai britannici, ai canadesi e ai reparti della Francia Libera. Alle 6:30, ora H, iniziò con consistenza l’arrivo delle truppe a Utah e a Omaha. Quest’ultima, denominata poi la «spiaggia assassina», risultò luogo di una carneficina sia per gli Alleati che per i tedeschi, su cui stavano piovendo oltre 13.000 bombe.
   Tra gli invasori la situazione non era certo più confortante. Gli uomini non avevano il tempo di mettere piede sulla battigia, che già cadevano morti, colpiti da raffiche a ripetizione e continue esplosioni. Intanto i genieri cercavano con insistenza di disinnescare le mine e di creare varchi lungo la riva. La prima ondata fu di 3.000 soldati, ben pochi si salvarono. Alle ore 7:00 arrivò la seconda ondata, che però restò sempre bloccata dagli ostacoli semisommersi e dalle mine. Per risolvere la situazione alcuni reparti di ranger tentarono di impossessarsi del Point de Hoc, punta che dominava le spiagge statunitensi. La salita appariva ardua, ma con l’impiego di rampini e scale di corda il grosso raggiunge la vetta, dove si impossessò delle postazioni, guadagnate al nemico con bombe a mano e colpi di baionetta.
   Alle 7:30 iniziò il flusso anche sulle spiagge britanniche, ma tra la spiaggia e le case in riva al mare, dove si nascondevano i cecchini, iniziò uno scontro micidiale. L’avanzata appariva veloce. Intanto von Rundstedt non riesciva a dominare la situazione. Per questo chiamò a Berchtesgaden il generale Alfred Jodl, affinché intervenisse presso il Fürher per far ordinare alle truppe corazzate della Panzer SS di raggiungere il mare. Dalla Germania però non si ebbero riscontri. Nella logica di Berlino la Normandia non poteva essere che un ottimo diversivo, mai l’obiettivo principale per un accademico come Eisenhower.
   Intanto Rommel, avvertito dell’accaduto alle ore 10:00, partì subito alla volta della Normandia, rammaricato quanto consapevole del suo errore. Alle ore 14:00 Hitler venne informato della vera gravità della situazione. La sua collera si indirizzò verso i suoi sottoposti, che comunque anche con l’intervento della 7^ e della 15^ divisione corazzata ormai non potevano più certo ributtare a mare gli Alleati.
   Mentre all’interno i combattimenti si presentavano acerrimi, al centro della costa normanna, già dal primo giorno, venne allestito un porto artificiale. Vennero impiegate vecchie navi e materiale prefabbricato per l’uso in Gran Bretagna. In poche ore ad Arromanches venne inaugurato il porto “Winston”, da subito nodo cruciale per i rifornimenti di materiale e l’approdo di nuove milizie. In meno di un mese la battaglia di Normandia si concluse e le truppe alleate avanzarono con ve­locità. Patton di nuovo messo a capo di una vera Armata, dimostrò ancora una volta la tua tecnica, forse brutale ma di sicuro efficace: liberò Rennes, Nantes, Orléans, ormai diretto a gran velocità verso la Germania.

 

«Feriscono il mio cuore con monotono languore»

   In Germania il morale precipita vertiginosamente, il ministro Göbbels cercava in tutti i modi di sollevare la situazione. Oramai molti generali tedeschi avevano l’intenzione di eliminare Hitler, di formare una repubblica con a capo Rommel e di firmare la pace con gli Alleati.
   Il 20 luglio alle ore 12:42 presso la Wolfsschanze (la luna del lupo), il quartier generale del Führer a Rastenburg nella Prussia Orientale, vi fu una terribile deflagrazione. Il dittatore rimase incolume, in quanto la riunione dove si stava svolgendo l’attentato si svolse in una costruzione di legno e non dove era previsto in un bunker, che avrebbe seppellito tutti gli occupanti. Dopo approfondite inchieste, l’accusa ricadde sul giovane colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, mutilato di guerra, appoggiato, direttamente e non, da alti esponenti della Wermacht, per l’operazione denominata «Walkiria». Da Roma partì subito Mussolini per compli­mentarsi con l’alleato, che gridava intanto vendetta. Essa sarebbe stata spietata. In pochi mesi quasi tutti i responsabili messi con le spalle al muro e fatti confessare. Furono scoperti come membri del complotto anche l’ammiraglio Wilhelm Canaris e lo stesso Rommel. A quest’ultimo venne concessa una scelta: una pillola di cianuro e funerali di Stato o un processo lungo e disonorevole per lui e per la nazione, con relativa ritorsione sulla sua famiglia. La scelta del feldmaresciallo ricadde per la prima ipotesi. Morirà il 14 ottobre 1944.

 

Paris brûle-t-il?

   In Francia l'avanzata continuava senza sosta, le truppe di Patton il 16 agosto annientavano gli ultimi ostacoli nell’Ile de France aprendo la via di Parigi. La capitale, però era ancora fortemente difesa, i partigiani insorsero il 19 agosto e per 5 giorni combatterono nelle strade contro i cecchini nazisti, che sparavano sulla folla. Da Berlino partì l’ordine di bruciare e distruggere le tradizioni storiche della città, prima dell’imminente ripiegamento, ma il generale Dietrich Von Choltitz rinunciò a questa infamante impresa e mantenne intatti tutti gli edifici e i ponti sulla Senna. Le Armate di Patton e di Bradley cavallerescamente si fermarono nei sobborghi Sud della città e concessero l’onore di liberare la capitale, al manipolo della Francia Libera, comandato dal generale Léclerc.
 

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