La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


Versione PDF

La rotta di Caporetto

   Il disimpegno russo non poteva che rinforzare le posizioni degli Imperi centrali sugli altri fronti, primo tra tutti quello alpino. Le truppe germaniche spostate in Italia e comandate dal generale Otto von Below si fecero subito sentire. Venne preparato un piano di invasione in grande stile. Da parte italiana i generali Capello e Cadorna erano a conoscenza dell’operazione, ma in parte la sottovalutarono, in parte vennero fraintesi o volutamente non svolti gli ordini assegnati. Nella notte tra il 23 e 24 ottobre le batterie austriache iniziano l’offensiva presso Tolmino, nella quale vennero impiegati anche gas asfissianti. Gli italiani, presi di sorpresa, vennero colti dal panico, le riserve erano lontane dalla prima linea, nella quale per giunta dopo mesi aspri si respirava aria di stanchezza e di agitazione tra i soldati, di norma sanzionati per questo con tribunali speciali e fucilazioni in massa. Di fronte a questo clima di terrore la tattica impiegata fu la fuga pura e semplice. La ritirata fulminea portò a una catastrofe immediata e Cadorna per salvare il salvabile ordinò di raggiungere il Tagliamento, dove effettuare un’idonea difesa. Intanto l’aviazione e i reparti di cavalleria tentarono in ogni modo di fermare, almeno temporaneamente, i nemici che avanzavano. Il Tagliamento venne presto forzato e quindi l’unica speranza rimaneva raggiungere il Piave, nettamente in posizione avanzata in territo­rio veneto. Anche le truppe del Trentino furono obbligate a ritirarsi, arrestandosi sul Monte Grappa, punto strategico per la difesa della linea. La ritirata al Piave si concluse il 9 novembre, data in cui Cadorna venne sostituito, quale capo di Stato maggiore dell’esercito dal generale Armando Diaz. L’entusiasmo austro-tedesco non si placava, inebriando gli eserciti, convinti di concludere la pace con un’Italia martoriata e amputata già del Veneto. I numerosi attacchi al Grappa e sulle rive del Piave, per entrare nella valle del Brenta, furono tuttavia vani. I soldati italiani, anche se in condizioni di inferiorità o di svantaggio riuscirono a tamponare l’avanzata del nemico. Insieme ai veterani, tra le file italiane ebbero il battesimo del fuoco anche giovani sbarbati di appena diciassette o diciotto anni: i ragazzi delle classi ‘99 e 1900, che iniziavano a imparare a vivere in trincea e a sopportare il freddo e la stanchezza. Tra novembre e dicembre molti furono i tentativi di valicare il Piave, ma altrettanti si rivelarono le imprese di ostacolo. La battaglia del Grappa, la più duratura, si esaurì il 19 dicembre.