La Prima guerra mondiale (1914 - 1918)


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La scintilla per l’immane incendio

   Il 28 giugno 1914, anniversario della sconfitta serba nella battaglia del Kosovo del 1389, con un non del tutto involontario piglio provocatorio, l’arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e la moglie Sofia si recarono in visita a Sarajevo, dove vennero assassinati durante una sfilata da uno studente nazionalista e anarchico, il serbo-bosniaco Gavrilo Princip. L’omicidio del futuro imperatore naturalmente provocò scalpore, ma non commosse, perché l’arciduca non godeva di simpatie internazionali e nessuno nelle cancellerie d’Europa pensò che tale episodio potesse portare a gravi conseguenze. L’opinione pubblica non sapeva però, che l’avvenimento a Vienna venne colto come pretesto per agire a fondo contro la Serbia e che la Germania già si preparava a sostenere l’alleata, entrambe ignare delle possibili ripercussioni politico-militari, che ne sarebbero sorte, convinte, come erano, dell’esito rapido e positivo dell’azione repressiva.
   La Duplice monarchia in maniera risoluta preparò le condizioni per intimorire il governo serbo: la risposta ufficiale imperiale al cruento evento arrivò a Belgrado il 23 luglio e sancì dure condizioni da accettare entro 48 ore. In caso contrario le trattative tra le due nazioni sarebbero cessate, preludio di un’aggressione armata. Il ritardo dell’ultimatum, quasi un mese dopo l’attentato, provocò disorientamento, ma non preoccupazione, in quanto venne considerato dai Grandi d’Europa alla pari di piccole scaramucce tra stati confinanti. La Serbia si trovò quindi a un bivio: salvarsi da un duro attacco armato, ma a fronte di oppressive condizioni oppure lasciare alla guerra la risoluzione dei contrasti, trovando in questo ultimo caso il pieno appoggio della Russia, paladina di uno spirito panslavo, e di rimando un interessamento indiretto della Francia, legata a doppio filo alle sorti di Mosca. Il dubbio amletico non si respirava però solo a Belgrado, perché in fin dei conti nessuno aveva veramente desiderio di entrare in guerra. Le nazioni europee si adoperavano in maniera aggressiva e con toni di minaccia solo per impaurire diplomaticamente le avversarie, senza dare troppo peso alle ripercussioni reali di tali intimidazioni. E’ per questo, che prima della vera e propria dichiarazione di guerra, vennero mobilitati ai confini gli eserciti dei due paesi più interessati a spalleggiare rispettivamente l’onorabilità dell’Austria e l’indipendenza della Serbia: Germania e Russia. Questo clima e queste mosse avventate, compiute in modo superficiale e piene di incomprensioni tra ambienti diplomatici e politici alla fine portano alla tragedia: il 28 luglio Vienna dichiarò guerra alla Serbia e in parallelo per cogliere le avversarie di sorpresa la Germania fece lo stesso prima con la Russia (1° agosto) e poi con la sua alleata Francia (3 agosto).

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